
Home > Crossmedia > Vista da vicino > 2009 > Il nuovo volto della sanità in Emilia-Romagna (novembre 2009) > Video: Un'anima per la rianimazione
Reti integrate di assistenza per patologie gravi, telemedicina, medici di famiglia aggregati in gruppo che offrono prestazioni specialistiche di base. "Vista da vicino", il magazine televisivo della Giunta regionale, traccia i nuovi modelli assistenziali e organizzativi della sanità in Emilia-Romagna, profondamente mutata negli ultimi dieci anni. Nei servizi si parla della medicina di gruppo attraverso il modello di Fiorenzuola d'Arda nel piacentino; per la medicina territoriale, e in particolare per i percorsi integrati con l'assistenza domiciliare, il viaggio porta a San Pietro in Casale, in provincia di Bologna; si prosegue con le reti assistenziali per le alte specialità ospedaliere, organizzate con il modello Hub & Spoke (il cui significato è il mozzo e il raggio della ruota). Centri di alta specialità (Hub) a cui gli ospedali del territorio (Spoke) inviano ammalati che hanno bisogno di professionalità e tecnologie di altissima specializzazione, con gli esempi dell'ospedale di Baggiovara a Modena e dell'ospedale Infermi di Rimini per l'ictus e l'infarto. Infine la maggiore attenzione ai ricoverati e alle loro famiglie nel racconto delle terapie intensive aperte, la sperimentazione praticata in dieci strutture, tra le quali il policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna. L'intervista all'assessore regionale alle Politiche per la salute Giovanni Bissoni tratteggia le linee guida e la filosofia di fondo delle politiche regionali.
Durata: 4:07
Descrizione: Un decisivo passo avanti nella direzione di una nuova umanizzazione della sanità è rappresentato dalla sperimentazione in atto in dieci reparti di terapie intensive della regione, dove l'ambiente per tradizione più chiuso e misterioso si apre ai familiari con orari di visita più ampi e maggiore apertura in direzione di condivisione e informazione. Di Ermanno Muolo.
Nei video approfondimenti l'intervista integrale al professor Francesco Campione, docente di Psicologia Medica - Università degli studi di Bologna
Trascrizione:
Voce fuori campo:
Ermanno Muolo
giornalista
In nessun luogo come nella sala rianimazione, là dove le situazioni più critiche e talvolta disperate approdano per trovare talvolta una meravigliosa risoluzione, talvolta un'inevitabile conclusione, il tema della solitudine è sempre stato centrale e doloroso.
La solitudine del paziente, sospeso in un limbo di coscienza-incoscienza, oggetto passivo di cure, la solitudine dei familiari, a loro volta sospesi in un'attesa muta e misteriosa, lontani dal proprio caro e da qualsiasi informazione utile a capire cosa gli stia succedendo; la solitudine del personale medico, impegnato nell'impresa di salvare la vita di una persona, ma costretto a considerarla un corpo da guarire, una macchina da far funzionare di nuovo.
Oggi l'esperienza di un gruppo di sperimentazione in 10 reparti dell'Emilia-Romagna sembra aver trovato la soluzione, che di fatto era sempre stata li', sotto gli occhi di tutti.
Stare insieme, comunicare, parlarsi, unirsi nel processo di intervento, fare sì che paziente, familiari e personale medico diventino una sola squadra, affiatata, unita dall'unico scopo comune: il benessere di una persona, il benessere di tutti.
E allora il primo passo è naturalemnte quello della struttura sanitaria che cambia le sue stesse regole e letteralmente si apre alle famgilie: si allentano le pracauzioni igieniche non realmente utili, si evitano lunghe e faticose vestizioni, si allungano gli orari di visita, si aumenta l'accoglienza, la comunicazione e la spiegazione ai famigliari di quanto avviene nel processo di cura.
intervista
Rita Melotti
Ag. Sanitaria e Sociale Regionale E.R
Abbiamo raccolto le opinioni di circa milleduecento professionisti dai quali è emerso che c'era un orientamento verso l'apertura perchè la covinzione che aprire alla famiglia e alla relazione favorisse sia l'evoluzione del quadro clinico del paziente sia che favorisse anche la famiglia nell'affrontare lo stress legato al ricovero
Signore
Incidente in moto, sono stato investito da una macchina e sono andato quasi all'altro mondo....
Signora
Mi hanno aiutato a sopportare questa situazione, mi hanno aiutato a capire come era uscito da questo incidente quindi a sopportare e ad andare avanti giorno per giorno, a capire anche i progressi che faceva , tutti i giorni mi dicevano i piccoli progressi che c'erano...
intervista
Rita Melotti
Ag. Sanitaria e Sociale Regionale E.R
Abbiamo un buon ritorno dai parenti, dai pazienti, ma anche i professionisti, anche quelli che all'inizio erano più timorosi nell'affrontare questo cambiamento la vivono come un'esperienza positiva.
Signore
Mi sono sentito non dico come a casa, ma aiutato, non sentivo la fatica di dov'ero.
intervista
Giorgio Gambale
Dir. U.O. Anestesia e Rianimazione
Azienda USL Di Forlì
Sicuramente è un mettersi maggiormante in gioco e sicuramente è un assumersi maggiori responsabilità perchè i professionisti devono essere assolutamente chiari rispetto al processo teraputico con le famiglie e col paziente, non tutti essere pronti a questo e allora c'è tutto un processo di formazione, da qui il coinvolgimento dello specialista psicologo che deve anche dare aiuti e strumenti anche per elaborare momenti conflittuali o di criticità.
intervista
Rita Melotti
Ag. Sanitaria e Sociale Regionale E.R
Un aspetto particolarmente interessante è che da quando stiamo studiando e parlando di questo e da quando abbiamo diffuso I primi dati e i primi risultati alle dieci terapie intensive che stanno sperimentando il progetto se ne sono associate altre e alcuni cambiamenti di caduta di queste barriere si sono verificati anche in diverse altre terapie intensive della regione