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Non avere tumore - video approfondimenti

 
 
 
 

Regione Emilia-Romagna: i programmi di Screening

Il pluridecennale impegno della Regione in tema di screening per la prevenzione dei tumori illustrato nei suoi elementi principali e nelle sue prospettive da Alba Carola Finarelli, dell'Assessorato Politiche per la Salute Regione Emilia-Romagna, malattie infettive e programmi di prevenzione collettiva.

 

 
 

Intervista Alba Carola Finarelli

La nostra regione è partita ormai oltre dieci anni fa con i primi programmi rivolti alla tutela della salute, in particolare delle donne con lo screening dei tumori delle collo dell'utero, la proposta del pap-test e eventuali approfondimenti tutti gratuiti per le donne dai 25 ai 64 anni. Nello stesso periodo, parlo della metà degli anni novanta  si è partiti con lo screening mammografico, rivolto alle donne dai 50 ai 69 anni con chiamata ogni due anni ad effettuare una mammografia ed eventualmente gli approfondimenti fino all'accompagnamento ad un eventuale intervento, che però si è visto risolveva la gran parte dei tumori perché sempre più si è intervenuti su tumori piccoli e quindi con una prognosi assolutamente favorevole. Più recente lo screening dei tumori del colon retto effettuato mediante  ricerca del sangue occulto, proposto ogni due anni agli uomini e alle donne, quindi è il primo screening che riguarda anche la popolazione maschile dai 50 ai 69 anni. Sono tre programmi condotti sempre più in modo unitario, che prevedono quindi una partecipazione della persona e le persone vengono accompagnate in un eventuale  percorso di approfondimento o di sollecito ad aderire al programma. Più recentemente la nostra regione ha  deliberato e quindi stiamo lavorando in questa direzione per un'estensione a partire dal prossimo anno del programma mammografico che sarà anticipato alle donne dai 45 anni, già adesso è prevista la possibilità di avere una mammografia gratuita ogni due anni, è una norma nazionale, la nostra Regione ha previsto di chiamarle attivamente le donne dai 45 anni, ogni anno fino ai 50 e di estendere anche la mammografia fino a oltre 69, si parla di 74 anni per le donne, sia per la risposta che è stata veramente ottima da parte della popolazione della regione sia perché la qualità della vita e la vita si è allungata nelle donne quindi vale la pena e ci sono dimostrazioni di efficacia su questi programmi. E' un impegno grosso, partiremo dall'inizio del prossimo anno.

 

Lo screening del tumore al Colon retto

Il Dott. Romano Sassatelli, responsabile screening Ausl Reggio Emilia, spiega l'importanza e le modalità dello screening al Colon Retto, uno dei programmi di controllo che la regione Emilia-Romagna ha da diversi anni avviato in tema di prevenzione dei tumori.

 

 
 

Intervista Romano Sassatelli

C'è evidenza nella letteratura scientifica che noi attraverso la colonscopia, alla quale arriviamo attraverso l'esecuzione prima di un test non invasivo, solitamente nel nostro programma, noi possiamo ridurre la mortalità per questo tipo di malattia e anche ottenere una riduzione nell'incidenza, cioè nello sviluppo di cancro. Perché?  perché il percorso che porta il cancro al colon retto passa attraverso una lesione benigna che è il polipo denomatoso che  noi rimuoviamo e inoltre c'è evidenza che intervenendo rapidamente con la colonscopia  nella fascia di età adeguata noi possiamo identificare le forme più precoci di cancro. Ricordiamoci che  il cancro del colon è una malattia curabile, guaribile, può avere sopravvivenze complessive, vicine al settanta per cento, considerati tutti gli stadi di malattia, ma se noi arriviamo negli stadi precoci, il cosiddetto stadio primo possiamo avere delle sopravvivenze che sono addirittura del cento per cento, quindi vale la pena di fare uno screening del cancro al colon retto. Come lo facciamo? Lo facciamo nella nostra Regione nel modo che è quello più condiviso dalla letteratura scientifica internazionale attraverso l'esecuzione di un test non invasivo, che è questo che ho nella mia mano, è un test per la ricerca del sangue occulto fecale, è un test che ha un'elevata accuratezza oggi, perché è un test diciamo immunochimico, noi lo chiamiamo, perché va a ricercare le parti genetiche che sono tipiche dell'emoglobina umana non denaturata, quindi è un test che si può fare senza astensione particolare da cibi, non diventa positivo quindi se ci sono carni introdotte con l'alimentazione, è un test che quindi ha buone caratteristiche di accuratezza. Noi lo proponiamo con una lettera che viene mandata ai cittadini nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni e devo dire che nella nostra realtà abbiamo avuto un'elevata adesione. Complessivamente in regione stiamo  ottenendo l'obiettivo di superare il 50 per cento di adesione, nella nostra realtà provinciale abbiamo avuto un'adesione superiore, intorno al 65 per cento e stiamo valutando quali siano gli elementi positivi per far raggiungere questo tipo di adesione un po' dappertutto. Quando il test è positivo la persona riceve a domicilio una telefonata nella quale si comunica la necessità di eseguire una colonscopia, ovviamente è un momento complesso, difficile perché si riceve la notizia che è relativamente negativa, nel senso che dobbiamo eseguire un test invasivo ma devo dire che l'accettabilità da parte dei cittadini di questo test è elevata, nel nostro contesto abbiamo avuto un 95 per cento quasi di adesione a questo test invasivo che è la colonscopia, che è veramentepoi il cardine del programma di screening, in quanto è un esame che al tempo stesso può diagnosticare la malattia e anche può rimuovere quelle lesioni, lo abbiamo fatto in molti casi che poi potrebbero potenzialmente diventare un cancro. Il colonscopio, penso che lo possiate vedere alle mie spalle, è uno strumento molto evoluto dal punto di vista della qualità dell'immagine e dell'affidabilità, ma quello che conta di più è poi sottoporre tutta la procedura che è invasiva ad un monitoraggio attento della qualità della prestazione. A livello regionale abbiamo un tracciato che registra tutti gli eventi, le eventuali complicazioni, tutto quello che viene fatto viene adeguatamente monitorato per mantenere alto il livello qualitativo. Poi c'è l'aspetto fondamentale dell'informazione e nel nostro modello il paziente, non è un paziente, il cittadino, l'utente che ha un test positivo viene da noi una decina di giorni prima e riceve delle informazioni da un infermiere che spiega tutta quella che è la procedura, noi facciamo sedazione e quindi affronteremo anche questo argomento, spiega quali sono i vantaggi e i rischi della procedura e tutti capiscono che ci sono notevoli vantaggi nella procedura che tutto sommato ha rischi molto contenuti; poi c'è l'accettabilità alla procedura stessa che in qualche modo è garantita anche dalla possibilità che abbiamo di fare un'adeguata sedazione e quindi ottenendo una combinazione di analgesia e sedazione con una combinazione adeguata di farmaci, abbiamo una gradevolezza, una complaisance, si usa questo termine,  da parte del cittadino, della colonscopia, molto elevata.

 
 
 

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